Transizione 5.0, Confagricoltura: “Servono misure concrete, l’agricoltura è in seria difficoltà”
01/04/2026
Il taglio degli incentivi previsti dal Piano Transizione 5.0 riaccende la preoccupazione del mondo agricolo e spinge Confagricoltura a chiedere al Governo risposte rapide e concrete. In vista del tavolo di confronto convocato al Mimit, l’organizzazione lancia un segnale netto: la riduzione al 35 per cento degli incentivi rappresenta un colpo pesante per le imprese agricole italiane, già inserite in un quadro economico e produttivo fortemente deteriorato.
Secondo Confagricoltura, la questione non può essere letta come un semplice aggiustamento tecnico di una misura incentivante. Per il settore primario, che da mesi affronta una somma di criticità internazionali e strutturali, il ridimensionamento del sostegno alla transizione digitale ed energetica rischia di compromettere investimenti già programmati o considerati essenziali per mantenere competitività, sostenibilità e capacità produttiva.
Un settore sotto pressione tra energia, export e clima
L’agricoltura italiana, nella lettura proposta da Confagricoltura, si trova oggi schiacciata da una serie di fattori che agiscono contemporaneamente. Tra questi, il caro petrolio legato alla crisi in Medio Oriente, con conseguenze dirette sull’aumento del costo dell’energia e dei fertilizzanti. A questo si sommano le tensioni commerciali internazionali, a partire dai dazi statunitensi sull’export europeo, insieme ai timori legati agli accordi con i Paesi del Mercosur e con l’Australia.
Il quadro si aggrava ulteriormente per effetto del cambiamento climatico e delle ricadute ancora aperte del conflitto tra Russia e Ucraina, elementi che continuano a incidere sulla stabilità dei mercati, sulla disponibilità di materie prime e sulla tenuta economica delle aziende. Confagricoltura arriva a parlare di una fase che, per gravità complessiva, richiama quella vissuta durante la pandemia.
Perché il Piano Transizione 5.0 è considerato strategico
In questo contesto, il Piano Transizione 5.0 viene indicato come uno strumento decisivo per accompagnare le imprese agricole nella trasformazione tecnologica ed energetica. Il senso della misura, per Confagricoltura, è chiaro: permettere alle aziende di ottimizzare l’uso delle risorse, ridurre i costi, migliorare l’efficienza produttiva e aumentare la resilienza in una fase storica segnata da instabilità e margini sempre più compressi.
La transizione, dunque, non viene vista come un obiettivo astratto o come un adempimento imposto dall’alto, ma come una leva concreta per rendere le imprese più forti. Proprio per questo la riduzione degli incentivi viene giudicata particolarmente grave: modificare gli impegni assunti, osserva l’organizzazione, significa lasciare il peso degli investimenti quasi interamente sulle spalle degli imprenditori, in un momento in cui la capacità di assorbire nuovi costi è già ridotta al minimo.
Il timore di un aggravio per aziende già in affanno
Confagricoltura sottolinea che il 2025 si è chiuso per il settore con un peggioramento della ragione di scambio, cioè con costi in crescita e prezzi mediamente in calo. In un quadro del genere, ridurre il sostegno pubblico agli investimenti rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di frenata, proprio mentre molte aziende avrebbero bisogno di strumenti per innovare e contenere le inefficienze.
La richiesta che accompagna il tavolo convocato dal Mimit è quindi quella di arrivare a misure concrete di supporto, capaci di offrire una risposta reale alle difficoltà del comparto. Per Confagricoltura, non si tratta soltanto di difendere un incentivo, ma di proteggere un settore che continua, ogni giorno e nonostante condizioni sempre più avverse, a garantire la sicurezza alimentare del Paese.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.